Lago Santo Modenese 1501 m s.l.m.

Per chi giunge al lago:

è presente un parcheggio a pagamento per auto, pullman, moto.

Dal parcheggio al lago circa 300 metri di camminata su una larga strada sterrata che si inerpica nel bosco. Strada accessibile a tutti

 

 

Lago Santo Modenese - Valanga al Landi (1969)

  • Era l'inverno del 1969, che fu particolarmente rigido e nevoso. In primavera, però, l'aria mite preannunciava il disgelo. In quella stagione un forte boato fu udito dagli abitanti di Rotari, borgo posto nel versante opposto al lago, ma nessuno si era accorto di quanto fosse in realtà accaduto. Nello Landi, proprietario del rifugio Vittoria, abitante a Tagliole, era solito mandare, in primavera, due persone con gli sci (la strada a quel tempo non veniva aperta per le abbondanti nevicate) a fare un sopralluogo e ad alleggerire il tetto dalla neve. Le intemperie procurano, a qull'altitudine,danni più o meno gravi alle costruzioni. I due giovani giunsero, in brve tempo, al parcheggio sottostante e grande fu la loro sorpresa nel trovare, ai bordi dell'emissario del lago reti da letto, sedie, tavoli ed altro materiale d'arredamento. Capirono immediatamente che qualcosadi veramente grave doveva essere successo. Il rifugio non esisteva più, era rimasto in piedi soltanto una parte del muro a sud (quella più lontana dal lago), al suo posto un cumulo altissimo di neve, nel lago parte degli arredi che si trovavano all'interno della costruzione stessa. Rifugio LandiUn'immane valanga si era staccata dalla cima del Giovo, nel punto in cui è visibile tuttora la croce, con un fronte di circa trenta metri, aveva superato i Pianelli, sradicato alberi, massi e terra. Come una furia, considerato il dislivello di 500 metri, si era abbattuta sul lago, rompendo il notevole spessore di ghiaccio Questa immensa forza, rigurgitando contro il rifugio, lo aveva distrutto. A memoria d'uomo, in Appennino, non si sono mai verificate valanghe, ma le particolari condizioni atmosferiche di quel periodo ne favorirono la formazione. Sono passati trent'anni e il caso è rimasto, per fortuna isolato Ciò che era riuscito a concretizzare il signor Landi andò distrutto in un solo istante. Furono chiesti aiuti alle autorità locali, ma inutilmente. In un momento di sconforto Landi pensò di scrivere al Presidente della Repubblica, allora in carica, illustrando il caso con foto e documentazione. Gli fu inviato un vaglia di lire 10.000 e l'irrisorio contributo non migliorò il suo stato d'animo. Decise presto di mettersi al lavoro con l'aiuto di una ditta specializzata e non mancò il contributo della moglie e della figlia Flavia a livello di mano d'opera. Spinto dall'amore per le proprie origini e dotato di una grande tenacia, il montanaro non si arrende facilmente. Il rifugio Vittoria fu ricostruito e dopo pochi mesi d'intenso e costante lavoro poté riaprire i battenti nella stagione estiva. Chi ha visitato il Lago in quel periodo conserverà il ricordo di reti e suppellettili che trasparivano dal fondo delle acque. Sul volto dei proprietari visibili i segni della grande fatica e l'intima soddisfazione per il lavoro ultimato. A distanza di anni non c'è più alcuna traccia del percorso della disastrosa frana perché la natura ha il potere di rimangiare le ferite. Mentre si scende dal lago, fra alti e ombrosi faggi, riaffiora l'intima promessa di ritornare in questo luogo, dopo essere stati altrove, impegnati per un lungo inverno, che ci ha lasciato il peso di un altro anno sulle spalle.