PAGINA IN COSTRUZIONE

CALCINAIE E SCALPELLINI

Per ottenere la calce veniva costruito un forno (fornello) a forma di tronco di cono che era diviso in due parti: quella inferiore, detta “forno” veniva riempita di legna mentre in quella superiore, detta “stanza”, veniva immessa la pietra (una “quartarola”, cioè duecento quintali).
Si accendeva il fuoco che doveva ardere per quaranta giorni ininterrottamente. Per questa ragione gli uomini del fornello si davano il turno, affinché la temperatura rimanesse costante per tutto il tempo di cottura.
Le case erano costruite con i sassi del luogo, con la sabbia dei nostri torrenti e con questo tipo di calce che, se non usata tutta a Tagliole, veniva venduta.
Lungo la strada che porta alla Ca’ esistono ancora i resti di un fornello. La pietra usata per gli stipiti delle porte, delle finestre, per i gradini delle scale, per i camini, per gli acquai, era lavorata dagli scalpellini del posto che, durante l’inverno, non trovando lavoro né in paese, né nelle vicinanze, emigravano in Sardegna, in Corsica, in Maremma, in Francia per ritornare a casa con la bella stagione.
Dapprima la loro opera fu piuttosto rudimentale, ma con il tempo, alcuni si affinarono lavorando all’estero e lasciando tracce della loro abilità.
Diversi anni fa, infatti, Francesco Barbati creò una nicchia in pietra con piedistallo (maestà) che ospita l’immagine della Madonna e che fu collocata appena all’inizio del paese, dove è tuttora.

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